lunedì, novembre 16, 2009

Tecnologia

Call of Duty: Modern Warfare La guerra a misura di videogioc
o
di Ivan Fulco
Aeroporto internazionale Zakhaev, Mosca. Tra le mani stringo un mitragliatore pesante M240, intorno a me quattro uomini armati e muniti di giubbotto antiproiettile. "Ricordate, nessun russo", spiega il capo del commando, poi le porte dell'ascensore si aprono davanti all'imbarco. I quattro si schierano, puntano le armi e aprono il fuoco sulla folla. In pochi istanti, alcune decine di uomini e donne rimangono uccisi. Poi il commando avanza tra le sale del terminal, massacrando chiunque capiti a tiro. Cadono altre decine di civili, oltre ad alcuni agenti di polizia. Un uomo che si trascina insanguinato a terra viene finito con un colpo alla testa. In qualsiasi momento, avrei anch'io la facoltà di uccidere chi voglio, ma scelgo di non aprire il fuoco. Quello che ancora non so, è che la missione si concluderà in un modo ancora più drammatico di com'è iniziata...

Call of Duty: Modern Warfare 2, ultimo episodio della saga bellica di Infinity Ward, entrerà probabilmente nella storia dei videogiochi per questa scena. Per la prima volta, a un videogiocatore è richiesto di partecipare in prima persona a un'operazione terroristica in cui ha la "libertà" di uccidere civili inermi. Può scegliere di non farlo, è vero, ma la priorità rimane quella di interpretare il proprio ruolo nella missione. Siamo un agente americano infiltrato in una cellula nazionalista russa. Dalla nostra operazione dipende il destino del mondo libero. E così, tra buoni e cattivi, tra soldati e civili, prende forma il primo attentato terroristico virtuale a dimensione di libero arbitrio.

Nelle ultime settimane, le polemiche relative a questa missione del nuovo Modern Warfare hanno inondato stampa e televisione. Poco importa che ogni speculazione sia arrivata ancora prima dell'uscita del gioco, dopo che un video amatoriale della scena dell'aeroporto era misteriosamente filtrato su Internet. Negli Stati Uniti, il filmato è arrivato fino alla CNN, per poi essere dibattuto su Fox News. Nel Regno Unito, giornalisti del Mirror, del Guardian e della BCC si sono interrogati sull'opportunità di una simile scena. In Australia, un'associazione di garanzia ha richiesto la revisione della classificazione ufficiale, con l'obiettivo di bandirne la vendita in tutto il paese. In Russia, il gioco è stato appena ritirato dai negozi.

Eppure l'ultimo Call of Duty, saga bellica che alterna episodi adattati al presente (Modern Warfare) ad altri ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale (Call of Duty), non è solo questo. La serie ha sempre usato la narrazione come strumento per stimolare riflessioni etiche, costringendo il giocatore a frequenti scelte morali nel corso dell'azione. E il nuovo Modern Warfare non risparmia scene dal forte impatto emotivo. La lunga sequenza dell'aeroporto russo, l'incursione nelle favelas brasiliane, l'assalto agli orrori del gulag. "Abbiamo calcato la mano sulla storia: vogliamo scioccare il giocatore, traumatizzarlo" ha spiegato Vince Zampella, direttore del design di Infinity Ward.

A differenza dei precedenti episodi, tuttavia, in Modern Warfare la forma ha preso stavolta il sopravvento sul contenuto. La Seconda Guerra Mondiale dei passati Call of Duty, una guerra di ragazzi costretti a combattere contro altri ragazzi, è assai lontana. Questa è una guerra di eroi, di armi infallibili e di alte tecnologie. Forse anche troppo, per chiunque mal sopporti i canovacci in stile Tom Clancy, le celebrazioni dell'Occidente democratico, i cliché sui nemici della libertà. C'è una forte retorica bellica, in Call of Duty. Ma se in passato questa era spunto di riflessione, nel nuovo Modern Warfare è quasi irritante la filosofia spicciola da quartier generale yankee che permea ogni fase del gioco.

Anche stilisticamente, Infinity Ward ha scelto per il suo blockbuster la via della pura Hollywood, per tentare di colpire il fegato, non più l'animo. Eppure, in Modern Warfare manca un costrutto narrativo logico, un legame emotivo con i protagonisti, e quindi anche un'immersione complessiva degna di una grande opera. La missione nell'aeroporto, la più intensa dell'intero gioco, è probabilmente l'unica eccezione. Un passaggio che mette alla prova gli istinti morali, ma che è narrativamente privo di antefatti, ludicamente privo di ripercussioni, e per questo si limita, per quanto non sia poco, a generare repulsione.

Dietro tutto questo, rimane comunque un'esperienza di gioco con pochi eguali. Modern Warfare è quanto di meglio possa osare oggi il videogioco per far vivere in prima persona la guerra moderna. Tecnicamente eccellente, ludicamente ineccepibile, girato con istinto cinematografico senza concedere tregua al giocatore. Insomma, un'altra guerra virtuale ritagliata a vostra misura, gentili consumatori. Potete decidere di combatterla seduti in poltrona, con estrema soddisfazione per gli occhi e per i pollici. In ogni caso, senza correre il rischio di provare sensi di colpa. Sono questi i grandi pregi dell'intrattenimento disinnescato.

16 novembre 2009

sabato, novembre 14, 2009

Trovata l'acqua sulla Luna
"Una significativa quantità"

Un mese fa, il lancio di un missile contro un cratere, alla ricerca di possibili risorse idriche. Oggi, l'annuncio della Nasa: ce n'è una "significativa quantità", allo stato ghiacciato
di ALESSIO BALBI (La Repubblica)

C'E' acqua sulla Luna. O meglio, sotto. Lo ha rivelato oggi la Nasa rendendo note le prime risultanze dell'impatto del razzo Centaur sulla superficie lunare lo scorso 9 ottobre. "La storia che la Luna sia un posto arido e desolato non regge più", dichiara l'agenzia in un comunicato. "Stiamo svelando segreti che sono rimasti nascosti per miliardi di anni".

L'entusiasmo della Nasa si fonda sui dati trasmessi dal Lunar Crater Observation and Sensing Satellite (Lcross). Il mese scorso, il satellite ha lanciato Centaur come un proiettile contro il cratere Cabeus, nella zona perennemente in ombra della Luna. Il team di Lcross ha poi osservato i getti prodotti dalla collisione. I dati degli spettrometri, strumenti che esaminano la luce emessa o assorbita da un materiale per capirne la composizione, non lasciano dubbi: "Numerose prove ci dicono che l'acqua è presente nei getti creati dall'impatto", spiega Anthony Colaprete, scienziato coinvolto nel progetto Lcross. "Ci vorranno ulteriori analisi, ma possiamo dire con sicurezza che Cabeus contiene acqua".

La comunità scientifica si è interrogata a lungo sulla presenza di acqua sulla Luna. Si riteneva che le grandi quantità di idrogeno osservate ai poli del nostro satellite potessero esserne un indizio. Ora, le osservazioni di Lcross, secondo la Nasa, indicano che l'acqua potrebbe essere diffusa in quantità molto maggiore rispetto a quanto si sospettasse finora. L'acqua sulla Luna sarebbe una risorsa di valore inestimabile per il futuro dell'esplorazione spaziale. Inoltre, proprio come i campioni prelevati dai ghiacciai artici contengono indizi sul passato remoto della Terra, l'analisi dei materiali nascosti nelle zone perennemente in ombra della Luna possono raccontare i segreti dell'evoluzione dell'intero sistema solare.

Il satellite Lcross è stato lanciato il 18 giugno 2009, insieme al Lunar Reconnaissance Orbiter. Dopo aver orbitato per 113 giorni e quasi 9 milioni di chilometri, il satellite ha sparato il razzo Centaur contro la superficie lunare. Il satellite ha raccolto quattro minuti di dati sugli effetti dell'impatto prima di schiantarsi esso stesso sulla Luna. "L'analisi completa dei dati richiederà del tempo", spiega ancora Colaprete. "Oltre all'acqua, stiamo trovando indizi di altre sostanze interessanti. Le regioni in ombra della Luna sono come trappole fredde, che raccolgono e conservano il materiale per miliardi di anni".
(13 novembre 2009

martedì, novembre 03, 2009

Visto il meccanismo genetico che causa la maggiore lentezza con cui
H1N1 passa da una persona all'altra rispetto alla malattia stagionale
Nuova influenza, ecco cosa
rallenta la diffusione del virus


C'E' un preciso meccanismo alla base della maggiore lentezza con cui il virus della nuova influenza A/H1N1 si diffonde rispetto a quella stagionale. E ora, per la prima volta, il tallone d'Achille del virus all'origine della nuova pandemia è stato "fotografato" da ricercatori del Mit (Massachusetts Institute of Technology) e dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) Usa.

L'H1N1 che circola nel globo dalla primavera è caratterizzato da una particolare forma della proteina di superficie, che si lega male ai recettori presenti nel tratto respiratorio umano, spiegano gli studiosi oggi sull'edizione online di Science. "Il virus è capace di legarsi ai recettori umani, ma chiaramente è limitato", dice Ram Sasisekharan, direttore della divisione Scienze della salute e tecnologia del Mit. Questo legame limitato, in pratica debole, insieme a una piccola variazione genetica in un enzima dell'H1N1, spiega perché il virus che ha causato la prima pandemia degli anni Duemila non si diffonde con la stessa efficacia dell'influenza stagionale, aggiunge Sasisekharan. D'altra parte i patogeni influenzali mutano rapidamente, dunque è fondato il timore - sottolineano gli studiosi americani - che anche l'H1N1 possa subire delle trasformazioni che gli permettano di superare questo ostacolo. E dunque 'impari' a diffondersi più rapidamente.

"Dobbiamo fare molta attenzione all'evoluzione di questo virus", avverte Sasisekharan, che insieme al microbiologo Terrence Tumpey aveva già indagato nei mesi scorsi sui meccanismi di infezione del virus. Nel nuovo studio i ricercatori hanno confrontato l'H1N1 con diversi ceppi influenzali, incluso quello che scatenò la terribile Spagnola nel 1918.

La debole trasmissione del virus osservata dai ricercatori è stata confermata nei furetti, animali che 'mimano' con accuratezza l'influenza umana: se gli animali sono tenuti vicini in un luogo affollato l'infezione si diffonde facilmente, ma se vengono separati e il virus può spargersi solo attraverso le goccioline respiratorie la malattia si trasmette con molta difficoltà. Uno scenario simile a quello registrato effettivamente finora nell'uomo.

La sintomatologia influenzale causata dal virus H1N1, se confrontata con quella dell'influenza stagionale, è lievemente più acuta: il virus pandemico causa, infatti, anche sintomi come il vomito e forti disturbi gastrointestinali che non sono associati alla normale influenza ed hanno un tasso di trasmissibilità diversa. E si replica nel tratto respiratorio profondo, fino a raggiungere i polmoni, mentre quello dell'influenza stagionale rimane, come si è visto nei furetti, nella cavità nasale.

I ricercatori hanno poi scoperto una seconda mutazione che ostacola l'abilità dell'H1N1 di trasmettersi rapidamente. In pratica, il nuovo ceppo del virus non presenta la versione del gene PB2 cruciale per una rapida diffusione nell'uomo. Infine, secondo gli scienziati, a questo punto basterebbe una singola mutazione per portare a un'inefficiente interazione del microrganismo con l'oseltamivir (Tamiflu), il farmaco usato per curare i pazienti. Dunque, secondo gli studiosi, potrebbero emergere facilmente ceppi resistenti al Tamiflu.
(2 luglio 2009)