lunedì, novembre 23, 2009

FISICA
LHC, l'acceleratore è ripartito
prime collisioni tra protoni
A quattordici mesi dallo stop, il laboratorio sotterraneo del Cern ha ripreso a funzionare. E con successo. Sempre a caccia della "particella di Dio"
di ELENA DUSI (Repubblica online)

PIU' FORTE di guasti, briciole di pane che si infilano nei circuiti elettrici, profezie che lo condannano a un eterno sabotaggio dal futuro, l'acceleratore di particelle del Cern ha ripreso a funzionare e oggi pomeriggio le prime collisioni fra i protoni sono avvenute all'interno del suo tunnel.

Neanche la denuncia alla Commissione per i diritti umani dell'Onu di un gruppo di cittadini preoccupati che le altissime energie dell'acceleratore possano causare un buco nero sulla terra è stata presa sul serio. Così oggi per la prima volta l'acceleratore Large Hadron Collider di Ginevra ha centrato il suo obiettivo, dopo che il 19 settembre del 2008, nove giorni dopo l'accensione, si era rotto a pochi passi dalla meta. E sugli schermi del Cern sono apparse le affascinanti fontane colorate con i frammenti degli scontri fra i protoni che schizzano in ogni direzione.

In uno di questi frammenti i fisici del Cern sperano di scoprire particelle subatomiche finora ignote, che ci spieghino di cosa è composta la materia a livello dell'infinitamente piccolo e quali caratteristiche avesse l'universo nelle prime frazioni di secondo dopo il Big Bang.

Per il momento l'energia immessa nell'acceleratore è ancora troppo bassa per consentire scoperte significative (0,9 teraelettronvolt sui 7 che la macchina può raggiungere). Ma già nelle prossime settimane Lhc verrà spinto verso limiti che finora nessun esperimento scientifico ha mai raggiunto. Il rivale del Cern, l'americano Tevatron, è in grado infatti di sfiorare appena i 2 teraelettronvolt e non è un caso che la stampa americana abbia accolto con una buona dose di acidità la notizia della ripresa dell'esperimento europeo ("Lhc è stato rattoppato, ma presto sarà costretto a fermarsi di nuovo", scriveva due giorni fa il New York Times).


Dopo quattordici mesi spesi in riparazioni e migliorie, in realtà oggi la notizia delle prime collisioni ha riempito di entusiasmo gli scienziati del Cern, inclusi i 600 italiani (15 per cento del totale) che lavorano all'esperimento. "Proprio cinque minuti fa abbiamo visto le prime collisioni nel rivelatore di Alice", racconta Paolo Giubellino, alla guida di uno dei quattro esperimenti di Lhc. "Non ce le aspettavamo così presto. I protoni sono estremamente piccoli e far collidere due fasci che viaggiano in direzione opposta è come mettere due cacciatori a distanza di un chilometro e chiedergli di far scontrare i loro pallini in aria a metà strada. Bisogna avere un'ottima mira".

Entusiasta anche Guido Tonelli, che dirige l'esperimento Cms: "All'inizio i due fasci circolavano, ma senza riuscire a scontrarsi. Li abbiamo guidati con i magneti, tenendone fermo uno e spostando piano piano l'altro fino a quando le prime collisioni non sono apparse sugli schermi dei computer. La manovra è avvenuta con grande facilità. In questi 14 mesi di stop tutti siamo migliorati, e la macchina ora è molto docile ai nostri comandi".

Fra i frammenti di materia misteriosi che Lhc spera di catturare nel suo tunnel sotterraneo di 27 chilometri, raffreddato a meno 271 gradi (il punto più freddo del cosmo), c'è il cosiddetto bosone di Higgs, soprannominato "la particella di Dio". Solo questa particella, teorizzata negli anni '60 e mai osservata, può spiegare come mai la materia è dotata di massa e riesce ad aggregarsi per formare stelle, pianeti ed esseri viventi.

(23 novembre 2009)

lunedì, novembre 16, 2009

Dal cinema nelle nostre case Il 2010 sarà l’anno del 3D
di Marco Ventimiglia


Per capire la differenza basta chiudere un’occhio: in un attimo le immagini diventano come quelle di una trasmissione tv, perdono cioè quella profondità che è poi l’essenza della visione tridimensionale. Un paragone che invecenon regge con il cinema, perché ormai da un anno nelle sale è tornato in gran spolvero il film in 3D, con lungometraggi animati di enorme successo come “L’Era Glaciale 3” e “Up”, il tutto a 50 anni di distanza dal primo esordio, e la successiva scomparsa, dei film in stereoscopia. Ma quanto accaduto negli ultimi mesi è solo un antipasto di quel che ci attende a partire dal 2010, l’anno nel quale il 3D si trasformerà in uno dei più grandi fenomeni dell’elettronica di consumo. La visione tridimensionale, infatti, nonsolo sbancherà icinema ma, novità assoluta, entrerà in molteplici forme nelle nostre case. Il big bang del 3D è in realtà ancor più vicino del nuovo anno. Il 18 dicembre uscirà in buona parte del mondo (purtroppo soltanto a gennaio in Italia per non far concorrenza ai cine-panettoni) l’ultima realizzazione di James Cameron, il regista di Titanic e Terminator.

“Avatar” si annuncia non solo come un grande film di fantascienza, ma soprattuttocomeil primo lungometraggio espressamente concepito e realizzato per la riproduzione tridimensionale. Il prevedibile successo planetario di Avatar, del quale sono stati già proiettati alcuni spezzoni dimostrativi con stupore degli spettatori, è destinato ad essere seguito qualche mese dopo dalla sua commercializzazione sul mercato dell’home cinema, insieme ad altri titoli di grande impatto, nel nuovo formato 3D del quale si stanno definendo gli ultimi dettagli in queste settimane. Il rapido arrivo della visione tridimensionale nelle nostre case, all’inizio con film e videogiochi,mapoi anche con la tv compresi gli avvenimenti in diretta, sarà innanzitutto frutto dell’individuazione della tecnologia più efficace per la riproduzione delle immagini stereoscopiche in ambito domestico. Tralasciando le spiegazioni su tutto ciò che avviene “a monte”, ovvero la realizzazione filmica (Cameron ha fatto realizzare delle apposite cineprese), televisiva o informatica del 3D, quel che ci interessa sono le modalità di funzionamento degli apparecchi destinati ad essere utilizzati dagli utenti. Diciamo subito che questa innovazione verrà proposta in costante abbinamento con l’Alta Definizione, vale a dire le immagini tridimensionali avranno la risoluzione di 1920x1080 punti comunemente definita “Full HD”. Il motivo è quello di non scendere a compromessi, abbinando alla stereoscopia la miglior qualità visiva disponibile. Il 3D casalingo, poi, necessiterà l’adozione di uno strumento ausiliario per essere visualizzato, gli occhialini, esattamente come al cinema. Si tratta di un modello particolare, più evoluto dei rudimentali occhialini con lenti di diverso colore degli Anni Cinquanta, che rendevano lo spettacolo tridimensionale innaturale ed affaticante dopo pochi minuti. I più moderni modelli LCD con lenti sincronizzate (Shutterglasses) permettono invece di inviare al cervello nel modo corretto le diverse informazioni catturate dall’occhio destro rispetto al sinistro, consentendo poi la combinazione delle immagini, con il relativo effetto di profondità, né più né meno di quanto avviene in natura.

Ma insieme agli occhialini, il cui costo si annuncia peraltro contenuto, per il 3D domestico occorrerà anche una nuova generazione di televisori/ proiettori e lettori Blu-ray (quelli capaci di leggere gli omonimi dischi in Alta Definizione). Questo perché nel caso della visualizzazione di materiale stereoscopico i fotogrammi raddoppiano, in quanto per ogni immagine esiste la “versione” da inviare all’occhio destro e quella destinata all’occhio sinistro. In termini fisici ciò comporta il passaggio dalla frequenza di 60 Hz per la scansione delle immagini, che contraddistingue i contenuti degli attuali Blu-ray Disc, fino ai120Hz.Unafrequenza più elevata che, appunto, le tv ed i player in commercionon riescono a gestire. Insomma, l’irrompere della terza dimensione comporterà un radicale rinnovamento dei principali apparecchi per la riproduzione video all’interno della casa, e questo a pochissimi anni dal lancio dell’Alta definizione. Eppure le major cinematografiche ed i colossi dell’elettronica di consumosono convinti che funzionerà. Dopo lo spettacolo di Avatar capiremo che probabilmente hanno ragione.

16 novembre 2009
Tecnologia


Internet parla arabo


L'Egitto vara il primo dominio in caratteri non latini
Sarà il primo a infrangere un "tabù". L'Egitto ha annunciato oggi il lancio del dominio internet .misr, che diventerà il primo in caratteri arabi. L'annuncio è stato dato a margine della conferenza di Sharm el Sheikh sulla governance della rete.

Il nome, che vuole dire 'Egitto' in arabo, sarà registrato questa sera a partire dalla mezzanotte locale (le 23.00 in Italia) e si affiancherà ai vari .com o .org, ha spiegato il ministro egiziano delle comunicazioni, Tarek Kamel, in occasione del 4/o Forum delle governance di internet (Igf).

«Adesso possiamo dire che internet parla arabo», ha affermato Kamel.

L'annuncio arriva dopo la decisione dell'organismo americano di gestione di internet e dei nomi dei domini (Icann) di mettere fine all'utilizzo esclusivo dei caratteri latini sugli indirizzi web.

15 novembre 2009